sabato 17 novembre 2007

BOB DYLAN :The other side of the mirror:Live at Newport Folk Festival '63-'65 / DVD / Sony / Oct.30 2007 by Gianni Porta

E' la prima volta che parliamo di Bob Dylan su questo magazine: ed é davvero un piacere ed una soddisfazione per l'editore farlo attraverso le parole di Gianni Porta, uno dei più grandi conoscitori (ed interpreti) della sua opera, forse il primo in assoluto, qui dalle nostre parti ...intendo Puglia ed in senso lato meridione.
Gianni Porta é insegnante di letteratura italiana ma sin dagli anni '70 é stato membro importante della Via del blues, ultima band pugliese insieme ai rinnovati The Flowers del cui sito questo magazine fa parte, a 'predicare' ancora oggi preservandone lo spirito originale, il vangelo folk-rock e blues dei sixties. Di recente ha formato un duo folk-blues con Gino Giangregorio, chitarrista della Via del blues, The Doorways, artefici di tre cd di cui parleremo presto in questo magazine.
Gianni, in un momento in cui la 'cosa' Dylan straripa nei media (il complesso e controverso film biografico I'm not There, la relativa doppia colonna sonora con brani rivisitati da tanti 'grandi'!, la tripla antologia), mi ha inviato un pezzo sul dvd appena uscito The Other Side of the mirror, riguardante le vicissitudini in bianco e nero di Dylan al famoso folk-festival di Newport tra il '63 ed il '65.
Come lui stesso mi scrive : '
'...appena terminato il dvd in oggetto ho asciugato qualche lacrima, soffocato qualche sospiro (caspita...avevo 42 anni di meno!), mascherato qualche tremore del cuore e delle mani, e ho buttato giù queste parole. Non credo possano definirsi una recensione ma solo una porta socchiusa che poi si è spalancata sotto la forza delle sensazioni. '
Grazie Gianni...alla prossima ! (Wally)

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THE OTHER SIDE OF THE MIRROR!


L'altro lato dello specchio…ti obbliga a confrontarti con te stesso, con le idee, le immagini, la forma stessa che ognuno di noi aveva, almeno per quelli che sia pure soltanto anagraficamente c'erano. Allora avevo 8 anni. E che lui ci fosse non ne avevo neanche idea, come il 99% delle persone che menavano i propri passi in questo paese che era alle prese con il boom, la 500, la Lambretta, le terribili Douphine e i primi (il primo?) album (che parola magnifica per indicare un disco!) dei Beatles.
Non credo sia il caso di parlare delle canzoni: ognuno le avrà ascoltate centinaia di volte e ognuno se le è lette per proprio conto, trovando significati, rimandi, riferimenti; forse, per quelle meno conosciute, tipo Talkin World War III, bisognerebbe fare qualche rimando alla sterminata messe di bootleg, anche se le Bootleg Series credo abbiano offerto anche ai meno dylaniani, scampoli di stoffe preziose e schegge di gioielli (anche se non è il caso della canzone citata, ovvio!).
Ho guardato con attenzione i volti delle persone.
Barbe come non se ne vedono da tempo; vestitini che neanche nei grandi magazzini dell'(ex) URSS; persone stipate una accanto all'altra, fra una sigaretta e la convinzione di essere presenti a un evento che prima ancora che culturale, era politico. La presenza di Pete Seeger era una garanzia: non si stava lì a fare o ascoltare "bella musica": si ascoltavano storie e spinte verso un mondo diverso; la 'nuova frontiera', in un modo o nell'altro, aveva contagiato tutti.
La paura della Baia dei Porci era ancora strisciante ma il peggio era andato, dietro l'angolo c'era la possibilità della collaborazione mondiale e anche la soluzione dei problemi interni, la convivenza con la gente di colore, erano a portata di mano, bastava allungarla.Le persone intorno ai musicisti:strabiliante! Nessun diaframma; potevi toccarli e parlarci pure.
La ragazzina che picchietta con la manina sul vetro del camper; lui che canta e suona con ragazzi assiepati sino al bordo del palchetto.
Addirittura lui che si mette a posto il microfono da solo! E i microfoni li avete visti? Due pallotte che ondeggiano al vento, appese chissà come e chissà dove...per non dire dei completino della regina del folk. Roba di altri secoli... oggi neanche in una saletta della più solitaria parrocchia o sul palco del più scassato dei centri sociali.
La scena di lui che suona con Seeger alla sua sinistra, gambe accavallate e sguardo vigile di chi deve controllare la purezza dell'evento; e alla destra un tipo con la chitarra fra le gambe e il braccio appoggiato al pianoforte. A occhio e croce, tutto il palco era tre metri per due. E la signora che, mentre vanno le note del Tambourine man e le immagini del danzare sotto un cielo di diamanti con una mano che ondeggia liberamente, sta lì, seduta con la borsa stretta sulle gambe, come se fosse capitata per caso e fosse stata fatta prigioniera da quella esperienza.
E il duetto, con lo sguardo amorevole della regina e il suo sorriso sornione, appena nascosto: chi ha visto Don't Look Back vedrà poi la regina uscire silenziosamente da una stanza d'albergo, consapevole che non ha più niente a che fare con quel tipo lì e che lui, soprattutto, non ha alcuna intenzione di condividere la propria scena con chi stava ancora a cantare le proteste e i tradizionali.
Ancora oggi si discute se il pubblico abbia rumoreggiato perché non ci capiva nulla del fracasso che veniva fuori dall'amplificazione (e ci credo: date un'occhiata agli 'altoparlanti' usati dai Beatles allo Shea Stadium e poi vediamo se qualcuno riusciva a sentire una sola nota!) o se perché si sentisse realmente oltraggiato dalla comparsa di uno strumento elettrico e demoniaco nel tempio della chitarra acustica; ha importanza sapere la risposta? Ce ne sarà mai una definitiva e sicura? Di sicuro c'è solo che Seeger voleva tranciare i cavi con un'accetta.
"...possono fischiare sino alla fine dei tempi": credo abbia detto così, con la sicurezza di chi aveva già chiaro in testa da quale parte andare e cosa cercare; quel thin wild mercury music che sarebbe stato il suono di Highway 61 e Blonde on Blonde.
Ecco: questo dvd è il ponte fra il tempo 'come era' e il 'come sarebbe stato'.
Nel bene e nel male.
Per la musica, per la sua musica, nel bene.

GIANNI PORTA

http://www.bobdylan.com/moderntimes/home/main.html

















mercoledì 14 novembre 2007

Recensioni / Anniversari / PUNK 77 - 07 , 30 anni di rock&roll swindle (Tre Accordi Rec./ Self / Punkadeka - 2007) by P.Wally Boffoli

Un pezzo sul trentennale del punk era in predicato (sempre che si voglia considerare il 77 l'inizio di tutto!) da tempo, prima che il 2007 se ne andasse!
Colgo l'occasione quindi di questa bella iniziativa della Tre Accordi Rec./Self, un tributo al trentennale ad opera di punk bands italiane per consumare la mia brava celebrazione! (Wally)
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Nel 1977 avevo 25 anni, quindi non proprio un ragazzino di primo pelo, ancora preso da artisti di cui di lì a poco il punk avrebbe fatto tabula rasa. Il mio fratellino meno pigro tra il '76 ed il '78 aveva fatto parecchie puntatine in una Londra in fiamme, 'disturbata' irrimediabilmente dalla disoccupazione e dal punk 'no future' dei Sex Pistols, Clash. Damned , Stranglers....di cui portò al ritorno in Puglia provvidenziali testimonianze su vinile!
Ecco, é così che come tanti altri sono stato contagiato a distanza e di riflesso da una straordinaria onda d'urto che molti miei coetanei appassionati rinnegarono da subito...e continuano a rinnegare!
Ma come non riconoscere, al di là dei suoi pur essenziali connotati sociali e 'politici' antagonistici, lo straordinario 'bagno di giovinezza' cui le punk-bands del 76-77 sottoposero il rock&roll?
Esso viene ribadito, in occasione del trentennale dei suoi primi vagiti, da questa ottima iniziativa della Tre Accordi Rec. / Self insieme al patrocinio spirituale e pratico di Punkadeka, il più importante ed approfondito sito punk italiano.
23 abili e consumate punk-bands italiane esplose soprattutto durante i '90, che coverizzano anthems fondamentali o poco meno di quell'anno cruciale (con qualche eccezione), con grande personalità, rinnovata energia e soprattutto entusiasmo!
Voglio essere banale: riascoltando brani come Holiday in the sun, Neat neat neat, Garageland, Los Angeles....mi sono esaltato/eccitato come fosse la prima volta ma soprattutto capisci come quell'energia vergine e sintetica, genuinamente dissacrante, sia andata un pò irrimediabilmente perduta nei decenni successivi in pesanti e pedanti recrudescenze hardcore ed inutili sottogeneri. Un pò la stesssa cosa successa all'hard e metal primigenii.
Questa godibile raccolta-tributo ci ricorda allora come in quegli anni in Inghilterra come in America il punk (etichettato col senno di poi 'human punk') non significasse necessariamente negazione assoluta della melodia trasversale (Buzzcocks, Adverts, Vibrators...) o di generi precedenti come il surf, il rock&roll, ska, reggae, glam (Ramones, Clash, Generation X ...) ma fosse prima di tutto un ritorno (preceduto dal 'proletario' e apripista pub-rock!) all'essenzialità ed alla purezza del rock&roll riviste con l'adrenalina della frustrazione giovanile ( ..1-2-3-4) e l'ottica nichilista del no-future.
Ecco perché bene hanno fatto i compilatori ad includere covers di New York Dolls (Vietnamese Baby) e Cramps (Lonesome Town). E non avrebbe certo guastato in tale ottica al n.24 una Sonic Reducer (Dead Boys).
La rivista acclusa al cd offre un'ampia ed esauriente panoramica delle punk bands italiane coinvolte, oltre tre pezzi sull'avvenimento di Federico Guglielmi, Stefano Gilardino e Marco Philopat, particolarmente penetrante!
Il livello dele covers é davvero eccellente e le bands riescono, pur con approccio modernista, a preservarne lo spirito originale. So che non é 'politically corrected' ma permettetemi di esprimere una particolare predilezione per Vietnamese Baby/N.Y.Dolls (Thee STP), Neat neat neat/Damned (Mudlarks), Suzy is a headbanger/Ramones (Senzabenza), Los Angeles/X (Sorelle Kraus), Automatic lover /Vibrators /(Super sex boy), One chord wonders/Adverts (Valentines), Holidays in the sun/Sex Pistols (Tommi e gli onesti cittadini), Action time vision/Alternative Tv (Club27), Garageland/Clash (Klaxon), Victims of the vampire/Slaughter &The dogs (Taxi), senza nulla togliere alla grinta e passionalità punk delle altre bands.
Nessuna band dal sud Italia...o sbaglio?
Sei covers americane e ben 17 inglesi! Ma allora il punk é nato in Inghilterra ?

http://www.punkadeka.it/ PASQUALE 'Wally' BOFFOLI




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