venerdì 14 dicembre 2007

Live-Report/ Esteri/ THE MORLOCKS, 10 Aprile :Byblos, Sassari by Gianni Sanna e Slania De Pau


Questa volta i miei amici sardi Slania e Gianni mi hanno fatto penare molto: ma sono convinto che anche alla bella distanza di otto mesi otto valga decisamente la pena pubblicare il loro live-report di THE MORLOCKS, leggendario combo americano che testardamente si ostina (insieme a Fleshtones, Chesterfield Kings, Fuzztones....) a sciorinare sui palchi di mezzo mondo il 'verbo' garage, quello che noi amiamo in modo sviscerato.
Da cinquantenni a cinquantenni
(Pasquale 'Wally Boffoli)






THE MORLOCKS -THE NIGHT OF THE PHANTOM ( GUITAR) – 10 Aprile -
The night when Sassari became a Big City.


Dopo i Ramones del Tour Acid Eaters , degno seguito sono stati i leggendari The Morlocks! Quanta acqua e’ passata sotto i ponti? Acqua ?!
Il concerto si e’ tenuto al Byblos , una discoteca poco lontana dalla città . I Morlocks con Paolo dei Rippers e Tito & The Brainsuckers viaggiano da Olbia verso Sassari, distanze irrisorie per gli Americani: Lenny Pops da Detroit e Leighton da L.A., gli altri tre, tengono a puntualizzare, sono canadesi.

Iniziano a scaldare il pubblico Tito & The Brainsuckers con il loro Bomping Sound Garage con venature hard.
La dimensione del concerto è molto familiare, riusciamo a parlare con il bassista Nick , mentre fumiamo fuori dal locale. Leighton è nell’ombra e già si sentivano i primi commenti sui suoi lunghi capelli, scarpe di serpente e look da pirata.

The Morlocks iniziano il gig, i presenti annuiscono entusiasti : Leighton si rivela un grande frontman da subito, le tracks del nuovo album Easy listening for the underchiever aprono le danze spietate; intrecci chitarristici , corti e taglienti , riff Kinksiani si amalgamano con i pezzi conosciuti, My friend the bird…quasi una little piece teatrale… molto commovente, I Need you, Body not soul , Get out of my life, woman da Submerged Alive presenti anche nell’ultimo album concepito in realta’ come un live-act .

Leaving here, dall’album con Tito & The Brainsuckers ha un intro quasi AC\DC- style diversa dalla versione di Submerged . E’ un orgia sonora che ripercorre le tappe di un gruppo dagli ottanta ad oggi. Ma un tuffo nel cuore la produce Hate dei mitici Gravedigger V, che canto parola per parola con Leighton che si abbassa all’improvviso e salta con uno scatto felino lungo l’asta del microfono, ora e’ a petto nudo e dice I’m FiFty.
Un fisico da ventisettenne… non riesco piu’ a capire se sono le birre o é Leighton con il suo muoversi sciamanico a minarmi il cervello in senso buono.

Le prime persone che mi balzano in mente sono Iggy, Rudi, Peter Zaremba e mi fermo qui, mitici...eterni animali da palcoscenico…i Morlocks suonano una pastosa miscela di Amboy Dukes e Kinks con aromi di Fun house degli Stooges passando per le jams di MC5.
Non a caso il chitarrista Lenny Pops viene da Detroit; Leighton é un po’ di tutto ciò ma con la sua voce piena di rabbia controllata selvaggia e calda .
Ma ecco che scende dal palco e canta assieme ai fans una versione alternativa di No friend of mine capace di far vibrare le nostre onde celebrali … mai ci saremmo aspettati di vedere in azione un gruppo di tale spessore a 2 km da casa, dopo venticinque anni piu’ in forma che mai.. Leighton la leggenda di fronte ai nostri increduli occhi … per sempre, come un sogno divenuto realta’.

GIANNI SANNA & SLANIA DE PAU
Foto di SLANIA DE PAU

domenica 9 dicembre 2007

Live-Report / Bari - C. Picco/Matt Elliot/L.Grimm a Time Zones 2007 by Claudia Mastrorilli

Sono davvero contento di ospitare nel mio magazine Claudia Mastrorilli, poliedrica protagonista della scena musicale barese.
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TIME ZONES - XXII Edizione -BARI

Larkin Grimm
Matt Elliot Orchestra
Cesare Picco feat.Taketo Gohara

Teatro Royal- Bari- 29 novembre 2007 –

La ventiduesima edizione del festival Time Zones, non poteva concludersi meglio con l’esibizione di due grandi musicisti: il songwriter di Bristol Matt Elliott e il trentottenne pianista di Vercelli Cesare Picco. Due artisti diversi per genere, ma che hanno in comune la stessa capacità di trasportare l’ascoltatore in un immaginario sonoro difficilmente definibile.
Le due coinvolgenti esibizioni programmate al teatro Royal di Bari, sono state anticipate dalla proiezione di un toccante documentario di immagini di repertorio dalla Cineteca pugliese, in ricordo del trentennale della morte di Benedetto Petrone, assassinato a Bari il 28 novembre del 1977 dai fascisti.

Un fuori programma molto gradito dal numeroso pubblico, così come la breve performance della cantautrice californiana Larkin Grimm che, con la sua vocalità travolgente e appassionata ha saputo regalare al pubblico barese momenti di intensa emozione.

Sono circa le ventuno e trenta quando il compositore piemontese Cesare Picco, artista eclettico dotato di un pianismo libero da ogni schema, accompagnato sul palco dal producer italo-giapponese Taketo Gohara, comincia la sua travolgente performance. Il talentuoso compositore, cresciuto tra Ravel, Bach e Bill Evans, è infatti un musicista dallo stile non stereotipato.
Attraverso le sue composizioni si respira un universo sonoro composito, dove la formazione classica ben si sposa con il jazz, l’elettronica ed i ritmi sudamericani. Nel suo curriculum d’autore si alternano composizioni per il teatro d’opera, per il balletto (è il musicista prediletto di Luciana Savignano), per il cinema e arrangiamenti pop d’autore (Ligabue).
Con My Room-Groovin’ Piano, l’album d’esordio di due anni fa (presentato alla Feltrinelli Libri & Musica di Bari nel maggio 2005), Bach to me (reinterpretazione personale di alcune pagine bachiane) e il recentissimo Light Line, Picco si colloca tra i grandi del pianismo italiano (Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Stefano Bollani, Danilo Rea), ma é anche uno dei musicisti più apprezzati nel Sol Levante. Light line è il risultato della contaminazione tra le diverse culture che ruotano intorno al pianoforte dell’artista piemontese alla ricerca di una leggerezza nelle forme il cui obiettivo primario è la riscoperta di una profondità interiore.
Compagni di viaggio del musicista per la realizzazione dell’album, oltre che Taketo Gohara anche lo spagnolo d’adozione Matteo Malavasi, dal suono decisamente salsero e latin ed il giovanissimo batterista milanese Nik Taccori. Sul palco di Time Zones, il pianista ha presentato alcuni brani tratti dal suo ultimissimo progetto discografico ed alcuni inediti, sempre coadiuvato dagli interventi discreti e misurati del sound designer Gohara, artefice di un’elettronica umanizzata con i suoi interventi in real time su campionatori e teremin. Ad aprire il concerto è il brano Whisper, cui seguono L’orologio e The River, una composizione ispirata della quiete apparente del movimento delle acque che ben si esprime nell’articolato e fluido processo compositivo.
A seguire Sambaista, dalle sonorità sudamericane, la dolcissima October, con qualche riferimento alle melodie orientaleggianti del maestro Sakamoto, Il tuo respiro, nella quale il tocco lieve e vellutato di Picco sembra dare spazio alla forza del silenzio, e la travolgente Autumn leaves.
A suggellare la prestigiosa rassegna, diretta coraggiosamente da Gianluigi Trevisi, il concerto del cantautore Matt Elliott, l’ex leader dei Third Eye Foundation (formazione di Bristol, città che ha dato i natali al trip-hop con Massive Attack e Portishead).
Il pubblico appare incuriosito e desideroso di ascoltare un’artista che più di ogni altro ha saputo evolversi. Un percorso artistico partito dalle sperimentazioni industriali ed elettroniche, poi approdato alla riscoperta delle tradizioni classiche ed acustiche, il folk mitteleuropeo. Una miscela sonora decadente e malinconica, permeata di romanticismo per esprimere il tormento interiore del raffinato chansonnier inglese, da qualche anno residente in Francia. Nella performance barese, Matt Elliott ha alternato brani del suo recente album Failing Songs con alcuni dei precedenti The Mess We Made e Drinking Songs.
Testi disperati che esprimono il dissenso del musicista per un mondo liberal-militare verso cui ogni intervento umano appare vano. L’accettazione passiva di questo stato, rappresenta il leit motiv dell’intero progetto discografico, un malessere che deriva dall’impotenza umana verso un destino ineluttabile e spietato ben rappresentato nel brano simbolo Gone.




CLAUDIA MASTRORILLI
su gentile concessione di http://www.puglialive.net/
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