martedì 3 giugno 2008

LIVE / ITALIANS / THE TEMPONAUTS at The Cavern Club, Liverpool -- 2008, May 24-25 by PIBIO

Dei Temponauts ho già parlato poco tempo fa in questo magazine: ribadisco che a mio parere il loro album di debutto per la Teen Rec. é una delle cose più coinvolgenti uscite di recente.....
Pibio, chitarrista e vocal dei Temponauts mi ha inviato un resoconto emozionante, divertente e particolareggiato della loro english mission di maggio......(P. Wally B.)


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(Resoconto scritto a 8 miglia in aria)

Venerdì 23 maggio

Circa 2 mesi fa un bel mattino apro la posta e trovo questo messaggio:
“ Hi Temponauts, would you like to play at the Cavern Club, in Liverpool?”
Così venerdì notte , dopo un breve volo piombiamo sulla città sulle rive del Mersey, e la troviamo impegnatissima nei bagordi del venerdì sera. Ma è un po’ tardi per aggregarsi, sono le 3 o le 4 e la giornata è andata.
A letto, che domani si suona.

Sabato 24 maggio

La questione è: le 2 a.m (che è l’orario del nostro primo set) è po’ tardi per suonare, anche se si tratta di sabato sera. Ma ci mettiamo poco a scoprire che è il Bank Holiday, una festa british che al momento non ho ancora messo bene a fuoco, ma che credo sia festa nazionale. Così, già dal primo pomeriggio, passeggiando per le vie di Liverpool sembra di essere nella copertina di Strange Days dei Doors: ragazze vestite da Wonder Woman, da acrobate, da diavole, da tutto quello che vi viene in mente. Gli uomini anche. E Matrimoni dappertutto, di rito cattolico, anglicano, indiano… E tutt’ intorno un’aria frizzantina, gentile e ubriaca.
Mathew Street è suppergiù come pensavo: i Beatles osservano tutto sorridenti da cartelloni, posters, murales. Ma non è mai una presenza massiva o invadente, sembrano osservare, sorridere e basta. E il vento dell’oceano ti porta in giro per la città, ti spinge a destra e a sinistra, ti fa girare come una trottola e fa cozzare le custodie delle Rickenbacker, e noi ridiamo e beviamo qualche birra. Mi ritaglio un piccolo black out personale, vedo l’Inter in TV prenderle dalla Roma, mi riunisco ai ragazzi e via al Cavern Club!
Due foto di ordinanza all’ingresso, e un adesivo TEMPONAUTS compare d’improvviso galeotto sul supercartellone con la storia delle bands che hanno suonato lì (giusto tra Chuck Berry e i Kinks se non sbaglio, che se ci beccano ci ammazzano!), un tuffo giù per le scale ed eccoci al cospetto dei londinesi Higher State (tra l’altro anche loro escono in Italia per TEEN SOUND) che stanno tirando giù i muri del locale a botte di Byrds sound.
Un cenno di David Bash (l’one man festival) un saluto ed eccoci chitarre in braccio sul palco del Cavern, con David davanti a noi che ci presenta: “They come from Italy, they play jangle, paisley & loud…they are the TEMPONAUTS!”. Si sposta e ci troviamo davanti a un muro di gente urlante. Guardo a destra, a sinistra, è tutto a posto.Via!
“Men of dangerous maybe” è il primo pezzo e intanto penso “Oh cazzo! Il Cavern… Oh cazzo!”.
La canzone finisce e giù applausi!David sorride, le ragazze ci fanno le foto, la gente beve, la nottata va avanti e il set anche.
Alla terza canzone le 4 sedie rimaste in mezzo al locale spariscono e un po’ di tizi si mettono a ballare, ridono, ci dicono cose (che io non capisco molto, è uno strano inglese quello di queste parti), ma tengono il pollice in alto ed è una festa! Il set vola via felicissimo, scendiamo dal palco e una ragazza si avvicina e ci fa: “Ragazzi, vi andrebbe di suonare domani al Lennon’s Bar?”
“Ma domani dobbiamo suonare ancora qui!” ---- “Si, ma la sera, domani pomeriggio passate al Lennon’s…”
Realizziamo che suoneremo tre concerti in meno di 24 ore. Cosa chiedere di meglio?
E intanto sotto con 2 birre, mentre alcuni vengono a scambiare 2 chiacchiere con noi (sempre gentilissimi e cordiali da queste parti, anche da sbronzissimi!), e si informano, e dicono “ma fate ‘sta roba in Italia?!”
E’ tardissimo, saluto i ragazzi e vado in albergo a scrivere le scalette per domani e a godermi un po’ il momento e i miei pensieri. E un attimo prima di addormentarmi mi viene in mente Paul Weller che dice: “you can’t touch the Beatles”.
Tutto vero.

Domenica 25

E il vento, il vento di Liverpool, dopo un po’ ti sembra di sbandare anche in camera d’albergo, è bellissimo, ma santoddio che mal di gola stamattina.
Ma anche quello passa magicamente poco dopo. Un breve giro per la città, memorabilia e 2 ricordini ed è gia ora del nostro set al Lennon’s Bar.
Un posticino delizioso, una piccola vecchia taverna sempre in Mathew Street, 20 metri dopo il Cavern dall’altra parte della strada.
Entriamo, gli svedesi Airwawes stanno tenendo il loro set.
Grandissimi! Simone (il nostro chitarrista a 12 corde) dice: “cazzo, ma questi suonano la colonna sonora dei film mid 80’s di Italia 1 del sabato pomeriggio!!”
Ed è vero, sono semplicemente fantastici.
Finiscono e tocca a noi. Un fonico gentilissimo e in gamba (che ci accompagnerà per tutto il concerto battendo il piede e le mani a tempo e che incontreremo l’indomani per scoprire che lui e i suoi amici hanno tutti preso il nostro cd) in 2 minuti ci arrangia, io tiro fuori la scaletta e…sorpresa!!
Non è quella giusta, è quella della sera prima, ben più psichedelica e “notturna”.
Allora guardo i miei e dico”gente, si va alla cazzo!”
Una song, 2 song e ci troviamo il pubblico più eterogeneo dell’universo davanti. Ragazzi e ragazzi, gente un po’ più grande, qualche nonnino e qualche bambino.
Mi giro e Pablo seduto ai taburi saluta contento. Dietro di lui la gigantografia del giovane John Lennon sorride, il fonico schiaccia l’occhio e sorride anche lui. Tutti stanno ballando la nostra “Animal”.
Non ci credo.
Mi lascio andare e viene fuori un concertino memorabile. Alla fine scendiamo dal palchettino tra 2 ali di persone che ci battono il 5 e ci fanno “HEY TEMPONOZ! YOU GUYS ROCK!”. Li invitiamo al set successivo, di nuovo al Cavern, e molti di loro li rivedremo.
Mi si avvicina una tipa sui 45, sorride e mi dice qualcosa nell’inglese di Liverpool che io continuo a non capire. E io “Thank you, thank you…”Ripete, e io “thank you, thanks a lot…”
Ma quella voleva andare al bagno e io stavo proprio contro la porta con la custodia e tutto, così alla fine uno mi ha preso per le spalle e sorridendo mi ha messo da parte allo stipite…

Un panino, una coca ed è già l’ora dell’altro set al Cavern.
Entriamo, è domenica sera e sono le 8, ed è ancora pienone.
Ci vediamo un live incredibile degli Squire, appena prima suonava Paul Bevoir, avevo programmato di godermelo, ma ce lo siamo persi per via del nostro set supplementare al Lennon’s.
Arriva il fonico, un ragazzo giapponese o anglo giapponese, ci dice 2 parole, sparisce dietro agli ampli un attimo, riappare alla consolle, ci fa fare 2 schitarrate a testa e ci da l’ok. Tempo 1 minuto e 15 secondi per i suoni più belli della nostra carriera!
Iniziamo “Toxic & Lazy” e il Cavern è già caldo. E molti capito il ritornello “Toxic & lazy, Psychotic, outcast, amazing” lo cantano con noi seduta stante a tutta voce!!
Mi scappa l’occhio e ci vedo sulla TV a circuito chiuso del locale. Cazzo che bel rosso televisivo la mia Rickenbacker! Inizio a fare un po’lo scemo sul palco, faccio un paio di pose da sfigoz e va tutto bene – the beat goes on!
Ad un certo punto rientro un briciolo in me e penso: ' Santo Cielo, ma come ho fatto a finire qui sopra? '
Guardo Bob, sta sparando un solo bellissimo, il Simo macina jangle a mitraglia con la Rick 12, i cori di Andrea spingono i pezzi quanto il suo basso e Pablo suda e ride sotto i faretti dietro ai tamburi, mentre la gente guarda (naturalmente continuando a bere…) e David continua a tenere il tempo con la testa mentre abbraccia sua moglie e il mondo non è mai stato a posto come stasera.
Chiusura come gli altri 2 set con la nostra versione di “How strong my love is” di Otis Redding e siamo giù dal palco. Subito arrivano ragazzi che ci stringono la mano, uno mi fa “ Hey, you really sound like the Rain Parade!”
Cerco di dirgli che non immagina neanche che piacere mi fa sentire una cosa così.
E’ americano e mi dice (più o meno) “ah you got THAT sound, when the 80’s was looking at the 60’s!”
Ci sediamo un attimo, mi gira un po’ la testa, e ci vediamo i live di Anydays (micidiali) e Private Jets (favolosi, con su le camicie da comandante d’aereo!) e realizzo che per noi l’International Pop Overthrow è finito.
Ed è stato un momento fantastico, una scommessa che noi abbiamo accettato, ma che a vincerla è stata la musica, che con la sua potente magia ancora una volta ha compiuto un miracolo, e dalle rive del Po ci ha portato su quelle del Mersey a respirare la storia e nell’ infinitamente piccolo dei nostri 3 magici giorni, a farne parte.
For
A Day in Life







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