sabato 18 settembre 2010

Jimi Hendrix: a quarant'anni dalla morte Music Box lo ricorda con alcuni episodi tratti da "La Stanza degli Specchi', piu' alcuni video da "Electric Ladyland" (by Wally Boff)

Quarant’anni esatti dalla morte di Jimi Hendrix, oggi 18 Settembre 2010: lo apprendo solo ora e mi sento preso alla sprovvista, avrei voluto scrivere un pezzo sul mancino di Seattle ma non ne ho il tempo.
Nel tentativo di non cadere nei soliti luoghi comuni sul più grande chitarrista/musicista che la storia del rock abbia mai avuto ho pensato di ricordarlo proponendovi due passi tratti da uno stupenda biografia di Hendrix, "La stanza degli Specchi" di Charles R. Cross, pubblicata nel 2005 ma uscita in Italia solo nel 2008 per le Vite Narrate di Feltrinelli.
I due passi sono tratti dal capitolo ‘Il terremoto spaziale della nuova musica’ e mettono in relazione Hendrix con due famosi protagonisti degli anni ’60.
Il primo è un altro grande personaggio di colore: sia lui che Hendrix in quei ’60 incredibili e barricaderi avrebbero urlato al mondo l’orgoglio di essere neri in due modi totalmente diversi.


"Il 5 Aprile 1968 fu una delle poche serate veramente eccezionali di quel tour pazzesco. Erano stati fissati due concerti nella Symphony Hall di Newark, una sala da tremila posti a sedere. Mentre la band raggiungeva Newark in limousine, l’auto superò un carro armato lungo la strada, e tutti si chiesero se per caso fosse scoppiata una guerra. In un certo senso era così: Martin Luther King era stato assassinato il giorno prima, ma Jimi non lo aveva saputo sino al momento del loro arrivo a Newark, dove si temeva che si potessero verificare degli scontri.
Quando il loro autista sentì la notizia, si rifiutò di andare avanti a meno che Jimi si sedesse sul sedile anteriore insieme a lui.
Giunti alla hall, la polizia ordinò a Jimi di eseguire il primo dei due concerti e di cancellare il secondo.
All’orario previsto per l’inizio, soltanto 400 persone erano presenti. Jimi disse loro: ‘Questo pezzo è per un mio amico' e attaccò un lungo e malinconico blues strumentale. Era il modo di Jimi per onorare la perdita di King, e la sua performance fu così toccante che molti tra il pubblico si commossero fino alle lacrime. Mentre la band suonava, si sentirono risuonare degli spari all’esterno della Symphony Hall.
Dopo un’ora di improvvisazioni, Jimi mise giù la sua chitarra e lasciò il palco.
Non ci furono applausi: il pubblico aveva capito che si era trattato di una sorta di messa funebre.
L’elegia di Jimi non era però ancora finita; tornati a New York quella sera stessa, suonò insieme a Buddy Guy al Generation Club. La settimana seguente, senza alcuna pubblicità, Jimi spedì cinquemila dollari ad un fondo in memoria di King.
Il messaggio di Martin Luther King basato sull’unità razziale e sulla non violenza si era radicato profondamente in Jimi, che preferiva evitare gli scontri diretti.
'Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere', disse una volta Jimi. 'il mondo conoscerà finalmente la pace'
Tracce di una coscienza sociale cominciarono ad apparire nelle canzoni che Jimi scrisse quella primavera, molte delle quali erano state pensate per il suo terzo album, "Electric Ladyland". In House Burning Down, esortava la gente a 'imparare invece di bruciarsi', un sentimento che echeggiava nelle parole di King."

Il secondo personaggio, mito per eccellenza dei sixties, avrebbe bruciato come Hendrix la sua esistenza sui palchi e negli eccessi alla velocità di un lampo: inevitabile che si incontrassero e che ogni volta fosse memorabile.

"Anche nei suoi periodi più sfrenati, tuttavia, Jimi non si avvicinò mai agli eccessi di Jim Morrison, con il quale ebbe due incontri ravvicinati nel corso di quel mese. La prima volta fu in un club di New York, dove Jimi stava suonando una jam insieme ai Chambers Brothers. Morrison si trovava tra il pubblico ed era talmente su di giri che prese il microfono e cominciò a vomitare oscenità ed insulti.
Durante quella jam disastrosa, che venne in seguito pubblicata come bootleg, Morrison strisciò in direzione di Jimi e gli gridò: 'Voglio succhiarti il cazzo'. Morrison pronunciò questa frase a voce talmente alta da farsi sentire da altre persone che si trovavano nel club, fra le quali Janis Joplin che, disgustata dalla serata, pose fine al clima di allegria sfasciando una bottiglia di whisky in testa al leader dei Doors, e facendosi così buttare fuori dal locale.
Un mese più tardi, durante un concerto dell’Experience a Montreal, arrivò un’altra volta Morrison e riuscì a farsi strada tra il pubblico fino a raggiungere la prima fila. Gli uomini della sicurezza continuavano a spingerlo indietro, così si mise ad urlare: 'Ehi, Jimi! Fammi salire a cantare, amico, facciamola insieme ‘sta merda'. Hendrix disse, no, grazie. Allora Morrison gridò: 'Lo sai chi sono io? Sono Jim Morrison, dei Doors'. La risposta di Hendrix fu 'Sì lo so chi sei tu. Ed io sono Jimi Hendrix'."

Quelli che seguono sono alcuni brani tratti dal capolavoro assoluto di Jimi Hendrix,
"Electric Ladyland", cui stava lavorando quando ebbero luogo gli episodi su narrati.

video
House Burning Down
Crosstown Traffic
The Jimi Hendrix Experience: 1983 (A Merman I Should Turn To Be) Part 2
Rainy Day Dream Away
Come on let the good times roll

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