martedì 18 gennaio 2011

LA BREVE STAGIONE D'ORO DEL ROCK MESSICANO

Fra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta il Messico vide fiorire un numero considerevole di gruppi rock che si richiamavano alle analoghe esperienze musicali e culturali che si stavano verificando sia nei vicini Stati uniti che in Inghilterra. Fu una breve, ma intensa stagione, durante la quale musicisti provenienti soprattutto dalla capitale e dalle città del nord, Guadalajara, Tijuana, poterono esprimersi con grande libertà facendo nascere una vera ondata musicale rivoluzionaria che trovò il suo momento culminante l’11 settembre 1971 nel festival rock di Avandaro, quando ad ascoltare alcune delle principali rock band messicane si radunarono circa 250.000 giovani provenienti da tutto il Paese. Giovani che non erano lì solo per ascoltare rock, ma per testimoniare i loro ideali di pace e libertà, contro la repressione e la violenza poliziesca.
Il regime politico del Partito Rivoluzionario al potere si era distinto fino ad allora per una feroce repressione delle proteste studentesche, culminate nel massacro di Piazza delle Tre Culture il 2 ottobre 1968 e il 10 giugno del 1971 nell’assalto della polizia all’Università di Città del Messico con l’uccisione di decine di studenti.
Ma il rock fino a quel momento era rimasto immune dalla censura, del resto il Messico è uno strano paese, terra di esuli, ospitale verso i ribelli in fuga da regimi dittatoriali, capace di commissionare opere con cui abbellire le sue città ad artisti rivoluzionari come Diego Rivera o Siqueiros, di mostrarsi fieramente indipendente verso l’ingombrante vicino gringo e nel contempo di tollerare la feroce violenza dei fazenderos contro i campesinos, con un partito che lo ha governato ininterrottamente per quasi tutto il secolo in modo cinico e senza farsi troppi scrupoli, né nel far dilagare la corruzione, né nell’uso della violenza.
Ebbene quel raduno rock fu la goccia che fece traboccare il vaso, i “chavos de onda” ,“i ragazzi della onda” (Chavo de onda è una delle canzoni più famose dei Three souls in my mind i quali ad Avandaro dedicarono agli studenti massacrati a giugno dalla polizia una cover di Street fighting man),  che vi parteciparono e la loro musica furono accusati di essere dei drogati, degli ubriaconi dediti alle orge e al sesso più sfrenato, corruttori dei più profondi valori della morale e della cultura; dalla radio, alla televisione, dai giornali agli uomini politici fu invocato l’uso della censura, e per il rock messicano fu l’inizio della fine, bandito dalle radio, dalla tv, dai locali più importanti per i concerti, dai contratti discografici i musicisti si ritrovarono senza soldi e costretti a cambiare mestiere o genere musicale: esemplare il caso de La Revolucion de Emiliano Zapata, forse il gruppo allora più famoso, che abbandonarono il rock per darsi ad un facile pop commerciale. Sulla musica della nuova onda messicana scese l’oblio, fino alla riscoperta degli ultimi anni, avvenuta prima negli Stati Uniti e in Europa che in patria: gli Lp, molti introvabili e con quotazioni altissime sul mercato del collezionismo (il disco dei Kaleidoscope pare arrivi anche a 5.000 dollari!), oggi vengono ristampati e possono essere finalmente apprezzati per il loro valore musicale.
Con i musicisti e i brani presenti in questa selezione proverò a dar conto della ricchezza del panorama musicale messicano e stimolare la curiosità di chi ancora non la conoscesse: si va dal pioniere Javier Batiz (Coming Home da "Coming Home", 1969), considerato il miglior chitarrista messicano e maestro di Santana a band influenzate da ritmi black, con sezioni fiati che innervano la loro musica come i 39.4,:“Behind the mask” (EP, 1971) o i più hippie Peace and Love, dei quali abbiamo scelto una cover di I like Marijuana ("Avandaro", 2004") di David Peel registrata ad Avandaro, agli psichedelici Kaleidoscope (Colours”, da Kaleidoscope", 1969)
Ernan Roch (The Train da "Ernan Roch"),
Toncho Pilatos (Drunk again 2, da "Toncho Pilatos", 1971)
gruppo con influenze zeppeliniane di grande spessore,
La Revolucion de Emiliano Zapata (Nasty sex, da "La Revolucion de Emiliano Zapata"),
El Ritual (Peregrinaciones satanicas, da "El Ritual", 1971 -  Lucifer, da "El Ritual"), nel quale confluiscono elementi jazz, dark e hard-prog, a Grupo Ciruela (Nada nos detendra da "Regresso al Origen". 1972) e  El Amor (We need love da En vivo, 1971) in cui sono evidenti le influenze westcoastiane.
Ignazio Gulotta

1 commento:

aldo ha detto...

Personalmente trovo che i migliori in assoluto siano l'album di debutto della Revolucion de E.Zapata e specialmente l'omonimo e sconosciutissimo Kaleidoscope, che benché del 1969 piacerá ai piú "garagisti".
Di gruppi ce n'erano giá molti fin dai primi anni 60 anche se magari piú derivativi, con molte covers in spagnolo etc, peró anche lí con eccezioni...tipo Los Monjes...
Tra i piú famosi fine 60 e 70 non menzionati i Dug Dug's.
senz'altro un panorama piuttosto vasto e variato che come si fa notare vale la pena investigare e molto piú accessibile che anni fa.

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