venerdì 15 aprile 2011

SONGWRITERS - KURT VILE: “Smoke ring for my halo“ (Mar 8 2011, Matador)

Da sotto una cascata di capelli vissuti scapigliatamente, il musicista di Philadelphia Kurt Vile torna a descrivere nel nuovo “Smoke ring for my halo” gli spazi con la grazia di un poeta di cui la gente pare non essersi mai accorta: eppure stavolta le sue canzoni sono ripulite dalla patina della scontrosità, intelleggibili nella loro luce meno appannata, meno ostico nelle malinconie e più “innalzato” verso le alte vertigini dell’American folk, ma di sicuro questo disco – il quarto della carriera – come i precedenti sarà ascoltato da pochi, e meno male che questo folksinger della contemporaneità possiede il distacco e l’ironia sufficienti per sopportare una così palese ingiustizia. Lo spirito tenace della tempra americana fa sopportare tutto, è difficile incidere la scorza dei saguari, ed è una lezione che l’artista ha imparato a memoria e la mostra in un’attenzione maggiore nella grafia compositiva e in quell’atmosfera lo-fi riverberata, noise accennato e dal gran respiro che in tutto l’arco della tracklist non concede un benché minimo spiraglio a stati d’asma o stalli a rendere. L’artista rappresenta un caso a parte nel pur frastagliato arcipelago looner: nato da un’idea rozza e alquanto solitaria di writing, ereditata soprattutto dall’irsuto Neil Young e dal field Pettyano Runner ups; nello stilare le pagine di questo nuovo disco conosce di traverso le onde dell’East side Americano e impara a zig zagare tra le pozzanghere e le lascivie ambigue Reediane rispetto all’Iguana ribelle e tagliuzzato in Puppet to the man, prende a camminare guardando il cielo scontroso in On tour o regala open chord ariosi sulle strade per Tulsa (Smoke ring for my halo). La tentazione di uscire dalle malie di “Childish Prodigy” e da tutti quei tocchi lo-fi rivolti al “west di mezzo” del suo recente passato è forte, ma anche pericolosa nell’incappare nei tornanti del pop sottocosto come poi – infatti – si verificano in Society is my friend e più in là nella circonferenza di Jesus fever.
Kurt Vile pare fare un passo indietro rispetto la sua discografia, sempre sopra una certa media, ma quello che ne sortisce è un magma sghembo, stranamente sghembo; probabilmente è anche lo scotto che un folksinger deve pagare, specialmente se sprovvisto di un proprio radicalismo politico o sociale al servizio di qualche roots qua e là, ma questa è un’altra storia, per il momento rimane un disco a mezz’aria in aspettativa di un vero vento.
Max Sannella
KurtVileMySpace

discography
2008: Constant Hitmaker (Gulcher Records)
2009: God Is Saying This to You (Mexican Summer)
2009: Childish Prodigy (Matador)
2011: Smoke Ring for My Halo (Matador)

Nessun commento: