giovedì 2 giugno 2011

Ex-KGB: “First Putin” (2010, Prosdocimi Records)

Gli Ex-KGB sono una band difficile da “imbrigliare” in una etichetta precisa; fondono tra loro generi diversi, ma lo fanno con gusto, con una intelligenza rara ai nostri giorni e con una capacità di uscire da schemi “massificati” non figlia dell’arroganza di chi cerca lo strano a tutti i costi, ma semmai con la freschezza e la spontaneità di chi fa qualcosa divertendosi, e trasmette questo piacevole senso di divertimento e questa voglia di non prendersi troppo sul serio anche all’ascoltatore.
Volendo dare a tutti costi delle coordinate, le sonorità potrebbero essere quelle dei Sonic Youth meno violenti e noisy, o dei Dinosaur Jr. prima che dichiarassero troppo apertamente il loro amore per Neil Young, o persino di certi Pixies e – perché no? – verrebbe persino tanta voglia di tirare in ballo i Foo Fighters!
Ma le geometrie spigolose di basso e batteria, i tempi composti, le articolazioni imprevedibili,
evocano piuttosto i King Crimson della famosa triade "Beat"/"Discipline"/"Three of a Perfect Pair", o band tra jazz-rock e post-rock come Don Caballero, Doctor Nerve o Forever Einstein. Inoltre, certe
“sgangheratezze programmate” non possono non richiamare alla mente i Primus, ma senza quel senso dell’eccesso tipico della band di Les Claypool che la rende, talvolta, fastidiosa. Tutto ciò è – ovviamente, come si conviene al genere – eseguito con sicurezza e con perizia tecnica da parte di tutti (Alberto Stocco: batteria e voce, Emanuele Cirani: Chapman Stick, basso e voce, Mike 3rd: chitarre e voce): ascoltate, però, con particolare attenzione i costrutti armonico/ritmici intelaiati tra basso e batteria, e là veramente, se siete cultori del tecnicismo intelligente (contrapposto a certo virtuosismo sovente gratuito e inutile) vi esalterete. Insomma, se gli Ex-KGB fossero nati molto lontano da qui, dall’altra parte dell’Atlantico, sarebbero già numerosi i critici internazionali pronti a versare fiumi di inchiostro sul fatto che esista un ipotetico “fil rouge” tra Rush, Primus ed Ex-KGB, appunto. Ma le cose, per loro disgrazia, non sono affatto andate così: gli Ex-KGB sono nati in Veneto e, per questo motivo, dovranno sudare parecchio per ottenere la giusta visibilità che meritano. Non ci credete? Ascoltate la traccia numero 4, Pussy Galore (nome di un personaggio di un film di James Bond, ma anche di una punk-band), che potrebbe benissimo essere una Bastille Day circa 40 anni dopo, mentre nella successiva Do you want to know troviamo i Police in acido che cavalcano l’Elefante Parlante di Mister Fripp per andare a ingaggiare rissa con i PIL di Johnny Lydon. Probabilmente anche i testi sono all’altezza della musica ma, se proprio vogliamo trovare un difetto nella produzione di questo mini-CD (9 tracce per complessivi 21 minuti, ma la prima e l’ultima sono, in realtà, uno stesso fulmineo divertissement), esso sta proprio in un mixaggio che “impasta” un po’ le tracce vocali, caratterizzate da un cantato tra il recitato e l’urlato, rendendole poco intellegibili e per questo non godibili appieno nelle loro sfumature.
Alberto Sgarlato
Prosdocimi Records
Ex-KGB live

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